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Andrò a vedere “L’Attentat”

L'Attentat DoueiriDi Ziyad Makhoul. Le Monde (29/05/13). Traduzione di Alessandra Cimarosti.

Vedrò “L’Attentat”, il film di Ziad Doueiri (uscito in Francia il 29 maggio), come centinaia di migliaia di libanesi. Vedrò “L’Attentat” perché il film è fondato su un romanzo di una bellezza e di una potenza allucinati e allucinanti, “L’attentatrice” di Yasmina Khadra (edizione Juilliard, 2005).

Vedrò “L’Attentat” perché Khadra vale cento e uno volte Huntington, autore del best-seller “Lo scontro delle civiltà”, perché Khadra non lacera gli universi dell’uno e dell’altro a colpi di scontri di culture, ma li mette a nudo, li smonta, li rimonta, cerca di comprenderne i labirinti, come se fossero un orologio, come se fossero un Lego.

Vedrò “L’Attentat” perché anche se il conflitto israelo-palestinese non smette di far spossare il pianeta, facendolo dissanguare nello stesso momento, resta la rappresentazione massima di tutte le ingiustizie, di tutte le incomprensioni, di tutte le metastasi che affliggono un popolo. Che siano due o dieci.

Vedrò “L’Attentat” perché (gli eroi) Amin e Sihem siamo noi. Perché il bisogno viscerale di vendetta omicida, in nome di quel concetto viscido e “indiamantato” che è la giustizia, può giungere in ogni momento e in ogni luogo, in qualsiasi DNA, facendo esplodere una o un centinaio di vite. Perché l’amore tra due esseri è un abisso. Una voragine.

Vedrò “L’Attentat” per essere sicuro, ancora una volta, un’ultima volta, che nulla nutre gli estremisti, i suicida, i kamikaze, quanto l’umiliazione, quanto i pugni chiusi che rompono le giunture, quanto lo stupro ripetuto ad vitam della dignità. Vedrò “L’Attentat” perché i palestinesi non sono tutti uomini di seconda classe; gli israeliani non sono tutti mostri; i palestinesi non sono tutti terroristi; gli israeliani non sono tutti degli immondi sionisti.

Vedrò “L’Attentat” perché Ziad Doueiri ha saputo contenere l’empatia innata che prova nei confronti dei palestinesi, per evitare di impantanarsi nel manicheismo e nei buoni sentimenti. Vedrò “L’Attentat” perché il suo tema, il suo oggetto, la sua natura e la sua cultura toccano l’universale. Vedrò “L’Attentat” perché la commissione di censura della Sicurezza generale libanese è riuscita nell’immensa follia di diventare la meno intelligente del mondo, confondendo tutte le categorie…

Vedrò “L’Attentat” perché siamo nell’anno di grazia 2013 e questa è la mia volontà.

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Trailer di L’Attentat!


Alessandra Cimarosti

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