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Analisi politica: Hamas e il 7° congresso di Al-Fatah

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Di Mohsen M. Saleh. Middle East Monitor (01/12/2016). Traduzione e sintesi di Irene Capiferri.

Dalle dichiarazioni rassicuranti dei suoi leader, sembra che Hamas non voglia ostacolare il 7° congresso di al-Fatah di fine novembre. Ha affermato di non voler interferire, né supportare alcun partito contro gli altri all’interno del movimento, e che non impedirà ai membri di Fatah residenti nella striscia di Gaza di prendere parte alla conferenza.

Uno degli obiettivi principali di quest’ultima è la discussione della situazione interna palestinese e la riorganizzazione del fronte nazionale, oltre al tema del rapporto con Hamas e dell’attuazione dell’accordo di riconciliazione firmato a maggio 2011, nonché i modi per integrare le forze della resistenza, tra cui Hamas stesso, nelle istituzioni esecutive e legislative dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) e dell’Autorità Palestinese (AP).

Tuttavia questo non sarà un compito semplice, vista la lunga storia di competizione, conflitto e diffidenza reciproca tra i due partiti. Essi costituiscono i principali pilastri del movimento nazionale palestinese moderno e insieme rappresentano oltre l’80% dei voti espressi dagli elettori palestinesi, ma non sono mai riusciti a gestire le loro differenze nel quadro di una struttura istituzionale, compromettendo in molti casi l’esito delle azioni palestinesi, a causa dell’ostruzionismo reciproco con il pretesto di servire l’interesse nazionale.

I tentativi di raggiungere un accordo risalgono alla fine del 1980 e all’ascesa di Hamas, ma è sbagliato ridurre le differenze tra Fatah e Hamas ad una lotta per il potere. La matrice islamica di Hamas impedisce la conclusione di accordi che porterebbero a compromettere parti della Palestina o a riconoscere Israele, mentre l’atteggiamento pragmatico di Fatah tende a considerare eventuali accordi come mezzi per una realizzazione nazionale. D’altra parte, la priorità dell’azione nazionale per Fatah è legata al processo di pace come strumento per la creazione di uno stato palestinese in Cisgiordania e a Gaza, mentre per Hamas è la resistenza armata per porre fine all’occupazione.

Fatah incolpa Hamas di dividere il fronte palestinese e di voler controllare Gaza, mentre Hamas accusa Fatah di monopolizzare il processo decisionale e controllare l’OLP. Inoltre, entrambe le parti si sono scambiate accuse di ostacolare la riconciliazione. I rapporti sono stati freddi e le tensioni alte negli ultimi mesi: Hamas sostiene che Fatah continui il coordinamento per la sicurezza con Israele, che ignori gli accordi di riconciliazione, e la questione dei funzionari nominati dal governo di Hamas a Gaza. Tuttavia la sua leadership ha affermato che non impedirà ai funzionari di partecipare al congresso, mentre agli stessi nel 2009 aveva impedito di recarsi al ritrovo.

Infine, la sfida maggiore che Fatah deve affrontare è la triplice crisi interna: la prima legata alla visione e al percorso politici, e alla necessità di una revisione del processo di pace e dell’esperienza dell’OLP e la AP; la seconda delle strutture interne e organizzative del partito e della corruzione e debolezza di cui soffrono; la terza legata al bisogno di una nuova e rinnovata leadership, nonché di un piano per ciò che verrà dopo Abbas.

Mohsen M. Saleh scrive articoli di opinione per Middle East Monitor.

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