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Ana masri

“Ana masri”, sono egiziano. Dopo 2600 scalini sotto il sole cocente del deserto, sono queste le parole urlate da decine di copti egiziani venuti a visitare la caverna dove Sant’Antonio Abate visse per 80 anni.

Non un richiamo alla fede o una preghiera al santo, ma un’affermazione della propria appartenenza nazionale.

La comunità copta sta vivendo in questo anno uno dei momenti momenti più bui della propria storia a seguito dell’insediamento alla presidenza della repubblica di Mohammed Morsi, membro della Fratellanza Musulmana, e dell’imminente redazione di una costituzione che sembra voler porre le basi per la creazione di uno stato teocratico.

Faraonicismo, nazionalismo arabo, nazionalismo religioso, queste sono alcune delle ideologie che hanno plasmato nel corso degli anni l’identità nazionale dell’Egitto.  Ora questo paese si trova a dover tirar le fila per la creazione di una nuova identità egiziana, post-rivoluzionaria.

La comunità copta cerca di rivendicare il proprio posto all’interno di questo processo, attraverso la creazione di movimenti sociali come la Fratellanza Cristiana. È questa la risposta giusta alla paventata creazione di uno stato islamico? La scelta migliore non sarebbe, forse, abbandonare il linguaggio religioso ed iniziare a pensare alla costruzione di un paese in cui viga il rispetto per i diritti umani, al di sopra della fede personale e dei settarismi?Per adesso si festeggia il nuovo Papa.

Articolo di Silvia Di Cesare


Silvia Di Cesare

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