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Alla ricerca di cristianità tra i Cedri del Signore

Gli affetti del cuore sono come i rami del cedro; se l’albero perde un ramo robusto, soffre, ma non muore. Riversa tutta la vitalità nel ramo accanto, perché possa crescere e riempire il posto vuoto.
Kahlil Gibran

Non a caso Khalil Gibran, uno dei poeti più noti del mondo arabo, è nato a Bcharre, una piccola cittadina nel nord del Libano situata nella valle di Qadisha, l’unica zona dove cresce (protetto) il cedro libanese originale. Al poeta è dedicato oggi un museo.

A pochi kilometri da Bcharre troviamo la Foresta dei Cedri del Signore (Horsh Arz el-Rab).

Questa ricca foresta ricopriva fin dall’antichità il biblico monte Libano e i suoi robusti alberi di cedro sono stati una risorsa fondamentale per le popolazioni che nei secoli vi hanno risieduto o ne hanno tratto beneficio. Peculiarità dell’area, i cedri scolpiti dall’artista Rudy Rahmé raffiguranti il Cristo morto.

La valle di Qadisha, con le sue cave usate come rifugi fin dal Paleolitico, è uno dei siti monastici cristiani più antichi in Medio Oriente. Intorno al decimo secolo, infatti, gruppi di cristiani maroniti provenienti dalla valle dell’Oronte, nell’entroterra siriano, cercarono rifugio nella vallata dalle persecuzioni dei bizantini, che li accusavano di sostenere l’eresia monotelita. Tra i monasteri più importanti della vallata si annoverano Daīr Qannūbīn, che fu per secoli la dimora del patriarca maronita e che contiene affreschi murali ispirati allo stile bizantino della Cappadocia, Daīr Mār Anṭūniūs Qozḥayā e infine Daīr Mār Elīsha. La zona è inoltre disseminata di eremi, cappelle e grotte utilizzate in passato dai monaci.

La “sacra” valle di Qadisha e la Foresta di Cedri del Signore sono patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 1998.

 


Emanuela Barbieri

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