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Algeria, paese pioniere per le donne in parlamento

Hamid Ould Ahmed (Al-Quds al-Arabi – 15/06/2012). Traduzione di Carlotta Caldonazzo

Dopo aver conquistato il primo posto tra i paesi arabi per la percentuale di donne in parlamento, l’Algeria deve anzitutto apportare modifiche urgenti alla struttura che lo ospita. Un esempio fra tutti, il bagno degli uomini è contrassegnato dalla consueta raffigurazione stilizzata, mente finora non esistono cartelli a indicare quello riservato alle loro colleghe. Durante la prima seduta della nuova Assemblea Popolare Nazionale eletta il 10 maggio due nuove deputate hanno chiesto che si ponga rimedio. A loro favore gioca il fatto che mentre nella vecchia compagine parlamentare le donne erano solo 31, in quella nuova sono ben 146, ovvero il 31,6% dei deputati. Una percentuale maggiore sia rispetto agli altri paesi arabi ma anche rispetto a molti paesi occidentali, che ha suscitato parole di elogio persino dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.

Questo passo avanti è dovuto al ruolo attribuito alle donne dal presidente Abdelaziz Bouteflika, ma molti scettici, che ci vedono lo zampino degli osservatori internazionali, credono che si tratti di mera formalità. Secondo i sostenitori della parità dei diritti infatti la questione fondamentale resta senza risposta: come le nuove deputate, molte delle quali entrano in politica per la prima volta, sfrutteranno la loro posizione? La costituzione algerina attribuisce al presidente il peso politico più consistente, riservando al parlamento poteri limitati, spesso ridotti alla ratifica delle iniziative dell’esecutivo. Perciò molti gruppi femministi si chiedono cosa possano fare le neo-elette, pur riconoscendo l’importanza della loro presenza in parlamento. L’Algeria infatti ha superato per la percentuale di donne in parlamento la Tunisia, ma anche paesi come Svizzera, Francia, Gran Bretagna, Canada e Stati Uniti.

Non è da escludere che Bouteflika stia progettando di lasciare il potere a una di esse, poiché a 70 anni è poco probabile che si ricandidi nel 2014. Per questo il numero di donne in parlamento e nel partito di governo (il Fronte di Liberazione Nazionale, Fln, di orientamento laico) è sensibilmente aumentato. È stato lo stesso Fln negli anni ’90 a combattere il fondamentalismo islamico e i gruppi che lo sostenevano, Fronte islamico di salvezza in primis, tra i cui obiettivi c’era proprio quello di relegare la donna alle faccende domestiche. Vale la pena notare inoltre che le donne in Algeria hanno da sempre partecipato più attivamente alla vita pubblica rispetto alle loro omologhe negli altri paesi arabi. Ne sono un esempio le eroine della guerra di liberazione, molte delle quali indossavano abiti occidentali infiltrandosi nei locali frequentati dai francesi per piazzarvi bombe già programmate per esplodere. Un caso più recente è quello delle numerose donne promosse al grado di ufficiali nei ranghi della polizia. Nondimeno l’alta percentuale di deputate costituisce una sorpresa, anche se molti credono che i partiti, ancora dominati dagli uomini, troveranno un modo per aggirare questo “ostacolo”. Di diverso avviso è l’attivista per i diritti umani Ait Ray, convinta della possibilità che le deputate siano in grado di fare la differenza. Poiché molte di loro sono entrate in politica per la prima volta, ha spiegato, se le cittadine algerine vorranno vedere esaudite le proprie richieste dovranno rivolgersi a loro. Per diminuire la distanza tra elettrici ed elette, Ait Ray organizzerà per le parlamentari corsi di formazione e programmi di sensibilizzazione sui diritti delle donne.


Carlotta Caldonazzo

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