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Algeria: Mohamed Smaïn denuncia l’inferno delle prigioni algerine

El Watan (11/07/2012). Umiliazioni, violenze, sovraffollamento dei prigionieri in celle anguste, mentre altri dormono nei bagni. L’attivista dei diritti umani e ex vice-presidente della LADDH, Mohamed Smaïn, descrive un universo carcerario spaventoso. Ha appena trascorso 18 giorni nella prigione di Relizane, dove è stato incarcerato dopo una condanna a due mesi di prigione, prima di beneficiare di una grazia. Prendendo la parola durante un’animata conferenza, ieri a Algeri, insieme con il Presidente d’onore della LADDH, Ali Yahia Abdennour, ha attirato l’attenzione sulle condizioni insostenibili in cui vivono i detenuti. Parla di “un territorio in cui solo la legge dei guardiani e del direttore dell’edificio è applicata.”

“La sera i detenuti dormono attaccati gli uni agli altri. Impossibile girarsi senza dar fastidio al vicino. Ci sono quelli che dormono nei bagni e il cibo servito serve solo a mantenere i detenuti in vita. Mangiano per non morire”, testimonia Mohamed Smaïn. Aggiunge, inoltre, che i prigionieri che si ribellano subiscono punizioni insopportabili: “Trasferiti in cellule punitive, sono colpiti con dei bastoni in caucciù per non lasciare tracce. Si sentono spesso delle urla…” Tutto ciò succede nella prigione di Relizane, che è destinata ad accogliere 140 detenuti, ma ne “ospita” più di 400. La prigione diventa, quindi, sinonimo di degrado.


Viviana Schiavo

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