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Algeria: gli scisti della discordia

El Watan dz (19/10/2012). Dopo la riunione di ieri dei vertici del Ministero degli idrocarburi e delle risorse minerarie sullo sfruttamento di gas e petrolio imprigionati negli scisti argillosi, Ahmed Mechraoui, consigliere del ministro, ha assicurato durante una conferenza stampa che “non si farà nulla senza tenere in considerazione l’ambiente” e che “la priorità è salvaguardare le falde acquifere”. Nel settore degli idrocarburi non convenzionali, ha spiegato Mechraoui, l’Algeria intende procedere per tappe, a partire dall’esplorazione, che richiede “mezzi, personale e precauzioni”. Il metodo della fratturazione idraulica, sul quale in Francia e Usa infuria la polemica delle organizzazioni ambientaliste, non è l’unico. In Algeria in particolare è diffusa la foratura orizzontale, utilizzata dagli anni ’50. Da allora sono stati costruiti 9000 pozzi, che secondo il Ministero degli idrocarburi e delle risorse minerarie attraversano le falde acquifere senza inquinarle. Una tecnica innovativa invece sarebbe quella della fratturazione a secco o estrazione esotermica, che prevede l’uso di gas caldi per rompere la roccia madre con immissioni di elio liquido. Ambiente a parte, per Algeri quel che conta è garantire al contempo la sicurezza energetica del paese e le esportazioni di petrolio e soprattutto gas. Un obiettivo in vista del quale saranno mobilitate tutte le risorse necessarie, ivi compreso eventualmente il nucleare. Nella nuova legge sugli idrocarburi sono previste inoltre agevolazioni fiscali per attrarre investitori nazionali e stranieri. Le imposte infatti verranno calcolate a partire dal tasso di rendimento e non dal volume d’affari.

Carlotta Caldonazzo

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