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Aleppo: obbiettivo 275.000 sfollati

Aleppo
Sullo scacchiere delle parti in conflitto, sono i civili a pagare le conseguenze più care, e non è un caso

Di Abdulrahman al-Rashed. Asharq al-Awsat.(22/11/2016). Traduzione e sinossi di Maria Antonietta Porto.

La parte orientale di Aleppo attraversa giorni tragici e dolorosi, difficili da descrivere a parole o con immagini: la città è bombardata dai caccia russi, attaccata dalle forze di Assad e dalle milizie iraniane; Hezbollah ha il controllo delle vie di approvvigionamento. Cinque ospedali sono stati rasi al suolo e un altro, pediatrico, è stato bombardato dai raid aerei con gas cloro. Non esistono più luoghi dove poter trasferire i migliaia di feriti.

La maggior parte degli attacchi ha come bersaglio luoghi della città in cui non vi sono combattenti. Perché?

L’obbiettivo è rendere ancora più devastante questa catastrofe e mettere in fuga ciò che è rimasto degli abitanti, spingendoli al confine turco. Per questo sono state respinte le richieste di far arrivare gli aiuti umanitari internazionali, la proposta di ONU e Turchia di concedere alla città un’amministrazione autonoma e una qualsiasi soluzione per porre fine alla tragedia. La distruzione è totale, non si ferma mai. “Ci si rifugia nel sonno per scappare dalla tragedia”, ha detto una donna. 

Nonostante ciò, il ministro degli Affari Esteri di Damasco, Walid Muallem, ha dichiarato: “Non accettiamo la proposta dell’amministrazione autonoma della città. Non permetteremo di far giungere assistenza e non accetteremo di lasciare quello che è rimasto di Aleppo est, ovvero 275.000 ostaggi nelle mani di 6.000 terroristi”.

E invece è proprio il contrario. Sono le forze di Assad e dei suoi alleati, Russia e Iran, a tenere in ostaggio gli abitanti. Assediano la città, sferrano attacchi, condannano la gente a morire di fame, distruggono case e colpiscono gli ospedali, per rendere Aleppo una città invivibile.

Il massacro di Aleppo, che avviene sotto gli occhi del mondo intero – senza che nessuno intervenga, se non con attacchi verbali – è solo l’inizio di una nuova serie di battaglie.

A differenza di quanto promesso e dichiarato, l’esercito di Assad, le milizie di Hezbollah, i gruppi sciiti estremisti e le forze aeree russe non hanno fatto fuori Daesh (ISIS). Chi uccide Daesh a Raqqa, e nel resto delle regioni, è la coalizione USA, che facilita il compito a quella Iran-Assad e fa sì che le milizie sciite estremiste, troppo impegnate ad uccidere i civili – quasi tutti sunniti – possano rafforzare il potere settario della piccola minoranza Alawita. Quello che sta accadendo oggi è pura follia, dalle conseguenze profonde e durature per l’immediato futuro.

Quale sarà la prossima tappa dopo la caduta di Assad? L’Esercito Siriano Libero (ESL), espressione della maggioranza dei cittadini, quale forza principale anti-Assad, si indebolirà, forse scomparirà. Molti dei suoi militanti ne abbandoneranno le file per aderire a gruppi islamici estremisti armati, come Daesh o Jabhat Fatah Al-Sham (ex Al-Nusra) e altri. Alcuni si domandano che differenza ci sia tra Jabhat Fatah Al-Sham e l’ESL, considerato che entrambi lottano contro il regime. Ognuno ha uno scopo diverso: l’ESL combatte per un fine nazionale, liberare il proprio paese dal regime;Jabhat Fatah Al-Sham, costituito per la maggior parte da siriani – a differenza di Daesh, con più adepti stranieri – ha uno scopo religioso, mirando all’istituzione di un califfato universale, all’insegna del jihad.

Il massacro di Aleppo che avviene oggi, così come ciò che accade nelle campagne di Idlib, spingerà migliaia di siriani ad aderire al Jabhat Fatah Al-Sham, poiché è l’unico rimasto, pronto a combattere contro il regime, attraverso cui è possibile vendicarsi dei nemici passati e del mondo intero.

Le azioni sistematiche di sfollamento forzato e gli orrori perpetrati da Russia, Iran, Hezbollah e regime non verranno dimenticati. Per Aleppo est potrebbe essere questione di giorni e altre città potrebbero fare la sua stessa fine, ma intanto la crisi dilaga, e il pericolo, per la regione e per il mondo intero non fa che aumentare.

Abdulrahman al-Rashed è ex caporedattore del quotidiano Asharq al-Awsat e ex direttore generale di Al-Arabiya.

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