Politica Zoom

Al-Maliki e gli iraniani in Iraq

di Muhammad ibn Abd al-Latif al-Sheikh (Al-Jazira 05/04/2012). Traduzione di Silvia Di Cesare

È ormai chiaro come il sole a mezzogiorno che, dopo la caduta di Saddam Hussein l’Iraq è diventato uno stato sotto il completo controllo iraniano. I mullah si comportano in Iraq come i re nei propri regni.

Il responsabile dell’occupazione iraniana dell’Iraq è senza dubbio l’America, poiché sono stati loro a sradicare Saddam e con esso il partito Baath, servendolo all’Iran su un piatto d’argento e dimostrando per l’ennesima volta la loro ignoranza riguardo alla cultura e alla composizione antropologica della regione. Già in Afghanistn, Iraq e Pakistan gli Stati Uniti avevano dato prova di questa profonda incompetenza. La politica americana rimarrà in questo stato confusionale fino a quando gli americani non si renderanno conto che il loro sostegno alle ingiustizie perpetuate dagli israeliani rappresenta la chiave di volta della situazione Medio Orientale, nonché la causa della sopravvivenza del terrorismo nel mondo.

Nouri al-Maliki nella sua ultima dichiarazione in merito alla crisi siriana ha ribadito il suo appoggio al regime siriano, esprimendo forte contrarietà ad un ingerenza estera, poiché essa porterebbe allo scoppio di una guerra civile. Forse al-Maliki si dimentica che il suo governo è il frutto di un’intervento straniero contro il regime di Saddam. Allora perché l’intervento estero fu possibile in Iraq e non è possibile in Siria? La ragione è che i Mullah si sono alleati con chi governa la Siria e riescono a controllare le loro decisioni, mentre era impossibile per loro influenzare le scelte del regime di Saddam.

Non è una novità che il governo di al-Maliki non sia il risultato della volontà degli elettori, ma piuttosto il risultato delle decisioni di Teheran. Ayad Allawi e la sua lista ottennero più voti rispetto ad al-Maliki, ma dato che l’Iran non approvava Allawi, gli agenti iraniani si affrettarono a manomettere i risultati, aiutati dal Tribunale Federale e dal suo progetto giuridico che mirava a far saltare le elezioni e ad incoronare il possessore della minoranza dei voti. L’alleanza elettorale creatasi per bloccare la strada ad Allawi ebbe successo ed improvvisamente al-Maliki divenne il detentore della “maggioranza numerica” necessaria per governare. Il suo governo fu approvato dalle autorità iraniane, nonostante le obiezioni degli eletti e noncurante dei risultati delle elezioni.

Riferendosi alla Siria al-Maliki ha dichiarato: “Il regime siriano non è caduto e non cadrà, perché dovrebbe cadere?”. Cerchiamo di capire cosa intendeva. Per quanto riguarda il fatto che il regime di Assad non è caduto, finora ciò riflette la realtà delle cose, ma sicuramente esso ha perso la sua legittimità e le ragioni di esistere. Riguardo al fatto che non cadrà al-Maliki non vede la soluzione della crisi così immanente e di certo non vede la caduta del regime come qualcosa di inevitabile e di definitivo. Sul “perchè il regime dovrebbe cadere” la ragione più semplice sembra essere che il suo popolo si sta ribellando ormai da un anno attraverso una rivoluzione che si espande giorno per giorno.

In conclusione: ci battemmo con tutta la forza contro Saddam perché lui vi stava massacrando, cari iracheni, ed oggi ci battiamo con tutta la nostra forza contro Assad perché sta massacrando i siriani. Questa è la differenze tra noi e voi: a trionfare devono essere le persone, non le fazioni.



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