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Al-Jabari: omicidio poco lungimirante

Di Gershon Baskin. The New York Times (16/11/2012). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

Ahmed al-Jabari, il capo del braccio militare di Hamas, l’uomo responsabile del rapimento del soldato israeliano Gilad Shalit, è stato ucciso mercoledì scorso da dei missili israeliani.

Perché? Il governo israeliano ha dichiarato che lo scopo dell’attuale attacco di Gaza è dissuadere i militanti di Hamas dal lanciare missili su Israele e tale scopo verrà raggiunto solo uccidendo i leader del movimento palestinese e colpendo le sue basi strategiche. In realtà, questa politica non è mai stata efficace nel lungo periodo, nemmeno quando il fondatore e guida spirituale di Hamas, Sheik Ahmed Yassine, è stato ucciso da Israele.

Credo che Israele abbia fatto un errore strategico grave e irresponsabile decidendo di uccidere al-Jabari. No, al-Jabari non era un uomo di pace, non credeva nella pace con Israele e rifiutava di avere qualsiasi contatto diretto con i leader israeliani. Però, facendo da intermediario tra le due parti, ho capito che al-Jabari era interessato a una tregua a lungo termine. La mattina in cui venne ucciso, aveva ricevuto una bozza di proposta per un prolungamento del cessate il fuoco con Israele attraverso dei meccanismi di controllo. Quella proposta era stata elaborata da me insieme al vice ministro degli esteri di Hamas, Hamad.

Altri leader chiave di Hamas e membri del Consiglio della Shura, suo organo decisionale supremo, sostenevano questi nuovi sforzi verso un cessate il fuoco perché, come al-Jabari, comprendevano la futilità del lancio di razzi verso Israele che non causavano danni reali a quest’ultimo, provocando, invece, numerose vittime a Gaza. Al-Jabri non era pronto per abbandonare la strategia della “resistenza”, ossia del combattere Israele, ma comprendeva la necessità di elaborare una nuova strategia ed era preparato per accettare una tregua  a lungo termine.

Se al-Jabari avesse approvato la proposta, avremmo potuto prevenire questo nuovo round di violenza, se avesse rifiutato, Israele avrebbe potuto procedere all’attacco come sta facendo ora. La proposta doveva essere almeno testata. Invece, al-Jabari è morto e con lui la possibilità di un cessate il fuoco a lungo termine. Israele potrebbe aver anche compromesso la capacità dei servizi di sicurezza egiziani di mediare una tregua di breve periodo e aver messo a rischio la pace con l’Egitto.

Tutto ciò poteva essere evitato,  facendo prevalere dei ragionamenti più razionali. L’omicidio di al-Jabari elimina uno degli attori più pragmatici di Hamas. Chi potrà sostituirlo? Non sono convinto che i leader militari e politici israeliani abbiano adeguatamente risposto a questa domanda.

Gershon Baskin è il copresidente del Centro di ricerca e informazione Israele-Palestina di Gerusalemme. È mediatore tra le autorità israeliane e Hamas e ha giocato un ruolo fondamentale nelle negoziazioni che hanno portato alla liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit.


Viviana Schiavo

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