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Afghanistan, la lapidazione non tornerà

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Articolo di Katia Cerratti

“La legalità del crimine e la punizione è ampiamente affrontata e non vi è alcuna necessità di regolare la questione nel nuovo codice. Quindi, il ministero della Giustizia non intende regolamentarla nel nuovo progetto”. Questa la nota che ha scongiurato il ritorno al medioevo talebano profilatosi  il 25 novembre, quando una commissione del ministero della Giustizia, aveva proposto di reintrodurre la lapidazione per punire il reato di adulterio, consumato tra due persone al di fuori dei rispettivi matrimoni. All’adultero non sposato sarebbero state riservate 100 frustate. Uno spettro che era tornato a sconvolgere l’Afghanistan e la comunità internazionale e aveva fatto insorgere gli attivisti dei diritti umani di Human Rights Watch.

I lavori in corso per riformare il codice penale in vigore dal 1976, avrebbero subito dunque, una battuta d’arresto almeno per la lapidazione, ma sembra che oltre a quelle di HRW, le rimostranze più efficaci siano state quelle rivolte a Karzai dal ministro britannico Justine Greening, che avrebbe posto l’accento sugli aiuti finanziari del Regno Unito vincolati però all’impegno del governo afghano a vigilare sul rispetto dei diritti umani e a combattere la violenza sulle donne.

Del rigetto della proposta  hanno dato notizia anche tre parlamentari afghane Shukria Barakzai, Nilufar Ibrahimi, Raihana Azad, in occasione della conferenza ”Afghanistan 2014 anno di svolta: bilancio e prospettive per le donne afghane” che si è tenuta ieri a Roma alla presenza del ministro degli Esteri Emma Bonino.

Nel corso della conferenza, organizzata dal Gruppo di contatto delle deputate italiane e da ActionAid, il ministro Bonino ha sottolineato, in primo luogo, l’importanza  di continuare a promuovere i diritti umani e a rafforzare il ruolo della donna in ogni ambito, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali del 2014 e della questione sicurezza che dalle forze internazionali passerà a quelle afghane. Nel suo intervento, ha ribadito l’impegno dell’Italia nel sostenere l’integrazione femminile nel tessuto socio-economico afghano, attraverso programmi e strutture di vario genere, tra cui quelle a sostegno dell’eliminazione della violenza contro le donne, le unità Evaw.  Ha inoltre presentato una importante iniziativa della Farnesina in programma a dicembre: la terza edizione del Workshop sul Diritto Internazionale Umanitario e Diritti Umani, organizzato dall’Istituto Internazionale di Diritto Umanitario di Sanremo. Vi parteciperanno ufficiali e funzionari afghani, di cui il 35 per cento sono donne, appartenenti  a esercito, polizia, magistrati e esponenti della società civile.

Un ruolo di grande sostegno quello dell’Italia, al difficile processo di ricostruzione dei diritti umani di un paese al bivio come l’Afghanistan, e soprattutto alle donne afghane  che non possono essere lasciate sole, anzi, come ha concluso il ministro, “dovremo restare al loro fianco fino a quando l’Afghanistan, un giorno, non sarà più ricordato come uno dei Paesi al mondo in cui è più difficile nascere e vivere da donna”. 

 


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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