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Affrontare l’estremismo in Libano

Editoriale di The Daily Star Lebanon (28/10/2014). Traduzione di Viviana Schiavo.

Ora che l’ultimo round di combattimenti sembra essere sotto controllo a Tripoli, bisogna fare di più per eliminare le altre minacce che incombono su tutto il Paese e per assicurarci che una violenza di questo genere non venga reiterata.

È chiaro che con il giusto sostegno da parte di tutti i leader religiosi e politici e il supporto materiale necessario l’esercito può fare il suo lavoro, dimostrando di non essere un corpo settario e di essere impegnato nella sicurezza di tutti i libanesi e di tutto il Libano.

Adesso è fondamentale che l’esercito estenda questa campagna securitaria a tutto il Paese, alle molte aree e quartieri in cui i criminali vengono protetti e in cui la loro ubicazione e i loro crimini sono ben conosciuti. Quelle zone in cui i civili rischiano di essere rapiti e in cui i criminali camminano per strada senza la paura di essere incriminati.

È inoltre importante analizzare le cause profonde di questa violenza a cui abbiamo assistito a Tripoli. Certo, alcune persone sono attratte dall’estremismo per motivi ideologici, ma più spesso i capibanda approfittano del senso di marginalizzazione delle persone o della loro povertà.

Un giovane uomo cresciuto a Bab al-Tabbaneh o a Jabal Mohsen ha bisogno di sentire di avere delle opportunità, che vale la pena studiare e che potrà trovare un lavoro soddisfacente. Ha bisogno di sentire che il governo non l’ha abbandonato.

Le autorità centrali in Libano devono lavorare duramente per migliorare le politiche sociali che riguardano tutti i libanesi e introdurre misure inclusive. Altrimenti, l’estremismo continuerà ad attecchire sui membri più bisognosi della società.

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Roberta Papaleo

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