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Affinché la giornata mondiale della donna non sia un giorno come tutti gli altri

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L’opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi. (09/03/2017). Traduzione e sintesi di Gemma Baccini.

La giornata dell’8 marzo è stata festeggiata con un numero impressionante di storie, notizie, attività e proteste, che riassumono la mobilitazione mondiale delle donne trasmettendo un messaggio.

Le donne, dirette interessate dell’evento, hanno proposto forme innovatrici per esprimere le loro opinioni, nei pulpiti politici, in strada, tramite i mezzi di comunicazione e sui social network. Anche molti uomini hanno interagito con queste forme di espressione originali e hanno partecipato annunciando la loro solidarietà e dicendosi d’accordo con il messaggio trasmesso. Alcuni stilisti, ad esempio, hanno partecipato ad un video in cui donne e uomini ripetono: “Rispetta te stesso, rispetta la donna”.

Alcune hanno scelto di ricordare al mondo gli stereotipi negativi che gravitano attorno movimento delle donne, al loro lavoro e al loro contributo allo sviluppo della vita e del pianeta in cui viviamo, con slogan come: “Questo è un lavoro da uomini; Posso parlare con l’uomo di casa?; Tu stessa hai provocato l’aggressione; Bisogna che tu dimagrisca”. Alcune arabe e musulmane hanno presentato stereotipi offensivi: “La ragazza non ha bisogno di studiare e deve restare  in casa; Non abbiamo donne che esprimono la loro opinione o lavorano; La donna ha metà intelletto; L’inferno è pieno di donne; La casa di tuo marito è la tua tomba”. Questi sono solo alcuni dei luoghi comuni che degradano la donna, la insultano e la umiliano.

Uscendo dagli stereotipi sociali, molte donne (e uomini) hanno sviluppato il discorso comportamentale e l’hanno elevato al livello di lotta sociale e politica. Per esempio in America abbiamo assistito a proteste contro la politica del nuovo presidente Donald Trump e le attiviste russe hanno protestato vicino al Cremlino, dove sono state arrestate.

Nella nostra sfortunata regione, il premier israeliano ci ha avvertiti, apparendo in foto con soldatesse israeliane, che la questione femminile non è una questione di genere, ma una questione politica per eccellenza contro l’oppressione, nello stesso giorno in cui Israele ha impedito i festeggiamenti alle donne palestinesi. Abbiamo anche letto dell’uccisione di 25 mila siriane da parte del regime dall’inizio della rivoluzione.

Bisogna lottare al fine di ottenere un reale cambiamento politico, figlio del movimento delle donne insieme agli uomini, contro le strutture politiche e culturali che appoggiano la dittatura e le discriminazioni contro gli esseri umani, in particolare quelle contro le donne, a Washington come a Mosca, a Gerusalemme, Damasco, Il Cairo, Amman, Sana’a, Tunisi, Marrakeche e in tutte le altre capitali del mondo.

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Redazione

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