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L’adulterato patriottismo egiziano

egitto bandiera egiziana

Di Alaa al-Aswany. Lakome (26/05/2016). Traduzione e sintesi di Rachida Razzouk.

ala al-aswani egiziano
Ala al-Aswani

Qualunque sia la vostra nazionalità o la vostra cultura, è indubbio che voi amiate vostro padre e desideriate difenderlo se si trovasse in pericolo. Cosa succederebbe se scopriste che vostro padre abusa dei diritti altrui? Approvereste la sua ingiustizia? In realtà, l’amore per tuo padre non può essere esercitato se non conformemente ai principi base della giustizia.

La stessa logica vale per la patria. Ogni uomo che ama il suo paese è pronto a difenderlo quando la sua integrità viene compromessa. Come vi comportereste se il vostro paese conducesse una guerra palesemente ingiusta contro un altro paese? Approvare l’aggressione per senso di appartenenza o far di tutto per impedire di commettere ingiustizia?

Il profeta Muhammad diceva: “Sostenete un vostro fratello giusto o sbagliato che sia”, e quando gli è stato chiesto: “Come si fa a sostenere nell’ingiustizia, un nostro fratello?”, il profeta rispose: “Sostenerlo, significa anche riportarlo sulla retta via”.

L’amore per la patria non può essere esercitato al di fuori della giustizia e della verità. Chi invoca la sua coscienza e condanna i crimini commessi da cittadini del suo paese non è un traditore, anzi è proprio l’amore per la sua patria che lo spinge a promuovere e preservare un modello etico morale per il paese.

Attualmente, questo concetto di patriottismo è completamente assente in Egitto. Da quando Abdel Fattah El Sisi ha assunto la presidenza, gli egiziani sono stati semplicisticamente divisi in patrioti e traditori. Il compatriota dell’Egitto di oggi è colui che sostiene El Sisi in tutto e per tutto, senza discutere. Se, invece, si contesta la politica del leader, per il regime si tratta o di una cellula dormiente della Fratellanza o di un agente segreto affiliato ai servizi di intelligence occidentali che mirerebbero alla distruzione del paese. Ogni critica verso di lui è rappresentata come un insulto alla nazione.

Siamo arrivati a questo stato di deterioramento mentale anche attraverso la manipolazione dei mezzi di comunicazione. Il regime, infatti, può godere del monopolio totale sui mass media egiziani sia pubblici che privati e per la prima volta vengono assunte persone che non hanno nulla a che fare con il mondo dell’informazione, come ad esempio, un rugbista, uno sceneggiatore, un’attrice e un erborista. A loro sono stati assegnati programmi televisivi per dare voce al regime, promuovendo la linea politica del presidente, facendo leva sull’opinione pubblica, condizionandola fortemente, contrastando apertamente il pensiero degli oppositori al regime di El Sisi, anche con severe accuse, quali tradimento e spionaggio.

Perfino la candidatura del film egiziano “Lo scontro” al festival di Cannes è passata in sordina. Non solo non ha ricevuto la dovuta riconoscenza e fierezza nei mass media egiziani, ma è stata invece oggetto di aspre critiche nei confronti del regista Mohamed Diab, sollevando dubbi circa la sua fedeltà alla patria e la sua partecipazione al festival è stata pubblicamente considerata come una manifestazione esplicita della sua infedeltà e del suo tradimento.

Anche il caso della cessione all’Arabia Saudita delle due isole Tiran e Sanafir, è stata occasione di accuse di tradimento verso coloro che avanzavano dure critiche, supportate dalla presenza di decine di documenti che ne attestano, invece, l’appartenenza all’Egitto. Coloro che hanno manifestato pacificamente contro questa decisione di El Sisi sono stati arrestati in modo casuale e condannati a reclusioni da due a cinque anni, sulla base di una legge incostituzionale, creata ad hoc per reprimere le manifestazioni.

Il sostegno assoluto verso il leader, non è patriottismo, ma un fascismo che monopolizza la ragione e cerca di distruggere tutti coloro che sono in disaccordo con lui. Nei paesi democratici, vi è sempre spazio per chi ha una diversa opinione, invece nei regimi autoritari, o approvi e supporti il leader nelle sue decisioni o ti imprigionano e ti distruggono la reputazione. La democrazia resta ancora oggi l’unica soluzione, anche per l’Egitto.

Alaa al-Aswany è un famoso scrittore e sceneggiatore egiziano, nonché fondatore del movimento politico liberal-democratico Kefaya.

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