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Accordo necessario con i colleghi arabi

Di Jamil Matar. As-Safir (03/12/2015). Traduzione e sintesi di Carlotta Castoldi.

Non c’è alcun dubbio che stiamo vivendo la peggior fase della storia araba moderna, non solo perché l’azione collettiva dei paesi arabi è andata peggiorando fino ad estinguere l’interesse del mondo per le nostre cause e la condizione dei nostri popoli, ma anche perché questo mondo ha preso a rapportarsi con noi come ci si rapporta con la fonte di un epidemia: nel migliore dei casi, veniamo trattati come incapaci o incivili.

Noi stessi, al nostro interno, ci siamo disgregati e si è andata radicando una mancanza di fiducia tra le élite dirigenti arabe. Non è mai successo, nel corso della sua storia, che la Lega Araba venisse trattata dai suoi membri con questo grado di indifferenza e negatività, arrivando quasi all’ostilità. Alcuni hanno incolpato la sua amministrazione e la sua leadership, seppur entrambe siano state scelte e nominate dagli stessi stati membri. Ma, nella maggior parte dei casi, giornalisti e politici arabi, incolpano i paesi più potenti ed influenti nella Lega: per questo, un tempo, l’Egitto aveva la parte più grande di colpa, e poi, al cambiare delle posizioni di forza e dei gradi di influenza, l’Arabia Saudita ha preso il suo posto.

Gli specialisti sottolineano un peggioramento nell’azione araba congiunta, ne è la prova il terribile fallimento del tentativo di fondare un regime di sicurezza regionale arabo e l’ancor più grande fallimento del tentativo di formulare una politica estera araba unitaria.

La nostra reputazione nel mondo è quella di un territorio le cui componenti si respingono e si combattono, sferzato dall’ingiustizia sociale e dalle violazioni dei diritti umani, un territorio dedito all’importazione di macchine da guerra e all’esportazione del terrorismo, dell’estremismo religioso e del petrolio.

L’azione araba congiunta è un aspetto, ben altra cosa è l’azione dei singoli paesi arabi tramite le loro relazioni bilaterali. A chi diamo la colpa allora?  Alle istituzioni nazionali, accusandole di inazione, o a i dirigenti delle élite politiche e culturali, accusandoli di tradimento e di perseguire gli scopi di cospirazioni internazionali.

Io e molti miei colleghi riteniamo che la confusione morale scoppiata nel settore dei media nella maggior parte dei paesi arabi si possa e si debba fermare. Malgrado i numerosi anni che ho trascorso nell’esercitare questa professione, non ho ancora capito il segreto dietro questo talento di cui dispongono alcuni media arabi per l’ipocrisia e la mistificazione delle verità. Il peggio, a mio avviso, è la loro grande capacità di diffondere la discordia tra i popoli arabi, non solo tra i governi. Sono impressionato dalle grandi contraddizioni che dimorano nelle loro menti, li vediamo oggi lodare questo o quel paese e, prima che finisca la giornata, annunciare la loro antipatia per la sua leadership, il suo governo e il suo popolo.

Certo, questa misera fase deve finire. I governanti arabi dovrebbero rendersi conto che non sono esenti da responsabilità in questo caos morale, che i destini dei loro paesi e dei loro popoli sono in balia del vento e che che gli avvenimenti degli ultimi cinque anni non sono stati che morbide avvisaglie di ciò che potremmo dover sopportare nel corso dei prossimi anni. Non abbiamo alcun modo di fermare il degrado se non avviando una riforma del settore dei media, purificando la sua lingua e migliorando il suo sistema morale.

Concludo il mio discorso con una citazione del professore Daoud al-Sharian: “Aspettiamo e guardiamo le cose restare immutate, o ci muoviamo, in qualità di popoli e governi, aprendo un dialogo razionale, riesaminando i nostri metodi di trattare la questione del terrorismo, emanando leggi che criminalizzino il settarismo, bloccando la glorificazione dell’estremismo, della violenza e le associazioni selvagge e deliranti e proteggendo i nostri stati?”.

Jamil Matar è un giornalista egiziano.

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Roberta Papaleo

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