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Accordi di Oslo: la storia va assolutamente riletta!

Zoom 19 set Accordi di OsloDi Abdul Rahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (18/09/2013). Traduzione di Roberta Papaleo.

La maggior parte di coloro che hanno scritto sugli accordi di Oslo – il cui 20° anniversario non è stato “festeggiato” da nessuno – sono dell’idea che quell’accordo sia morto, ma non ancora seppellito.

Infatti, benché abbiano ragione a considerare morto l’accordo per lungo tempo, sbagliano nell’incolpare le sole azioni israeliane per il suo fallimento. Molti sono stati i sabotatori degli accordi di Oslo, tra cui Saddam Hussein, Hafez al-Assad e suo figlio Bashar, Mu’ammar Gheddafi, i mullah iraniani e infine Hezbollah, il gruppo che per anni si è presentato agli arabi come la principale forza di resistenza anti-israeliana.

L’accordo in sé non fu un fallimento, bensì una pietra miliare che ha concretizzato la pressione esercitata dalla comunità internazionale nel sostenere i diritti dei palestinesi in 50 anni di lotta. Israele è stata obbligata ad accettare l’accordo, considerato da alcuni un atto di tradimento che concedeva più potere ai palestinesi. Due anni dopo, Yitzhak Rabin fu assassinato per aver firmato l’accordo con il leader palestinese Yasser Arafat.

Per Assad e gli iraniani sabotare l’accordo era di vitale importanza. Per loro la Palestina era la gallina dalle uova d’oro: un conflitto che gli garantiva legittimità. Qual è la ragione di vita di Assad in Siria o nel mondo arabo? E di Hezbollah? Qual è il suo pretesto per prendersi il Libano con le armi? La scusa universale usata da tutti questi attori è quella di vendicare le loro azioni in difesa della causa palestinese.

Anche prima di Oslo, questi attori hanno lottato con il vecchio Arafat per sradicarlo sia come persone che come causa, in quanto si rifiutava di essere la loro pedina. Gli hanno persino messo contro l’opposizione palestinese, come Ahmad Jibril e Abu Nidal.

Il motivo dello scontro di Hafez al-Assad con i palestinesi era il fatto che fossero considerati come un ostacolo per controllare il Libano. Li ha assediati nei loro campi e ha ucciso i loro leader. Inoltre, ha pianificato il tentato omicidio dell’ambasciatore israeliano a Londra per poter garantire ad Ariel Sharon il permesso per invadere il Libano. Nel 1982, Sharon ha assediato Beirut, cacciato Arafat e abolito l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Dopo la cacciata di Arafat, Hezbollah ha usato lo slogan della Palestina per stabilire la propria legittimità.

Gli accordi di Oslo hanno cercato di promuovere il diritto all’esistenza di uno Stato palestinese nei territori occupati della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. Eppure la Siria, l’Iran e la Libia, in momenti diversi, hanno finanziato operazioni miranti a distruggere l’accordo e ostacolare il ritorno dei palestinesi esiliati in Tunisia. Inoltre, sono stati condotti attentati suicidi premeditato contro bersagli civili israeliani per danneggiare l’accordo. Questi tre attori hanno cooperato con israeliani estremisti per minare gli accordi di Oslo, sostenuti a livello internazionale e miranti alla creazione di uno Stato palestinese.

Sì: in sostanza, gli accordi di Oslo sono morti. I suoi orfani, Mahmud Abbas e l’Autorità Palestinese di Ramallah, non hanno il potere di resuscitarli. L’Iran e il regime Assad sono riusciti a intrappolare i palestinesi nell’attuale stato delle cose, nel quale possiedono minimo potere contrattuale rispetto a quello posseduto da Arafat 20 anni fa. Nei vent’anni di terrorismo contro l’accordo promosso dall’asse Assad-Iran, questi presunti eroi della resistenza non hanno mai proposto un’alternativa. Tanto meno si sono confrontati con Israele o hanno appoggiato i palestinesi.

Quanto scritto è un accurato resoconto della storia degli accordi di Oslo, non la versione mal interpretata che ci hanno insegnato per anni. Questo è solo un capitolo di una storia da tempo manipolata, con l’aiuto della propaganda di diversi regimi che ora affrontano la ribellione dei loro popoli.

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Roberta Papaleo

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