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Abbiamo sbagliato a scommettere sulla Tunisia?

Di Ilias Harfoush. Al-Arabiya (22/03/2015). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Se vi è stato chi ha scommesso sul successo tunisino, segnato dal passaggio dal vecchio regime dittatoriale al nuovo tipo di governo civile ed egualitario, vi è stato di contro chi ha speculato sulla sua fine, tra cui in primis le correnti dell’islam salafita, violento ed oppressivo, sia che esso rifletta l’organizzazione Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI), Daesh (ISIS) oppure Ansar al-Sharia.

Tali fazioni attingono tutte ad un’unica fonte che mira all’eliminazione di qualsiasi esperimento politico e all’annientamento di qualsiasi speranza in una società favorita dalla stabilità economica e da una politica di unione. Il successo è dunque nemico a tali organizzazioni, al contrario di divisione, povertà e fallimento che rappresentano gli agenti motori delle loro attività.

TunisiaFino ad ora la Tunisia è stato l’unico modello di riferimento tra le delusioni della Primavera Araba, in grado di ripararsi da quei cedimenti che hanno interessato in particolar modo i suoi vicini, tra cui Libia e Algeria, dove i movimenti islamici sono riusciti a varcare i confini interni.

In tal senso, le correnti islamiche sono riuscite laddove hanno fallito quelle nazionaliste, ovvero nel raggruppamento delle varie fazioni del mondo arabo da Oriente a Occidente. Ed ecco che Al-Qaeda procede affinché le fazioni estremiste dalla Siria e Iraq fino alla Libia e alla Tunisia possano rientrare nella contemporanea Daesh.

Con l’“invasione” della Tunisia e l’uccisione di turisti stranieri, Daesh ha voluto dar inizio alla sua campagna. Diversi sono i suoi obiettivi, tra cui per primo la distruzione dell’economia locale con un colpo al settore turistico. Secondo, l’attacco alla politica e alla fase di transizione che ha permesso al movimento Ennahda di agire con cautela e saggezza al fine di comprendere appieno la situazione in cui riversa il Paese. Ne deriva l’attacco all’attuale leader del movimento, Rachid Ghannouchi, e al suo programma nazionale. Ghannouchi si fa carico di un’enorme responsabilità quale quella di rafforzare l’Islam minacciato al suo interno anche e soprattutto dall’elevato numero di giovani tunisini che vanno a riempire le schiere di Daesh. Terzo obiettivo da non sottovalutare riguarda la militarizzazione della società tunisina, l’utilizzo dell’esercito nelle operazioni di sicurezza allorché ci si trovi dinanzi alla minaccia terroristica.

Se da un lato le organizzazioni estremiste islamiche credono di riuscire a contrastare il sogno di una società civile e “giusta”, dall’altro bisogna far i conti con il singolare successo dell’esperienza tunisina, che vede le varie forze politiche cooperare nel processo democratico.

Ad attenderle vi saranno di certo ostacoli sia interni che esterni, ma proprio tale combinazione vincente tra democrazia e islam politico rappresenta il loro punto di forza scatenando l’ira di molti avversari nella regione, e non solo di Daesh.

Ilias Harfoush è un giornalista e scrittore libanese.

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Roberta Papaleo

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