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Il presidente dell’Algeria prova a risvegliarsi

Di Hafsa Kara-Mustapha. Middle East Eye (24/02/2016). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

Tra l’apatia generale che ha caratterizzato il controverso quarto mandato del presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, ecco giungere una decisione che dà un po’ di respiro ad un’amministrazione palesemente moribonda.

La decisione in questione, un classico della politica algerina, è stata quella di introdurre un mucchio di emendamenti alla costituzione. Mentre nei primi tempi di costruzione della nazione scrivere una nuova costituzione è stata la prassi per ogni presidente, Bouteflika ha optato per un approccio più sottile, semplicemente cambiando il corpo del testo.

Finora la costituzione è stata violata tre volte. Da quando si è candidato come presidente, nonostante la clausola limite di due mandati consecutivi e un’altra quando per problemi di salute (un ictus debilitante), non è stato in grado di lavorare per più di quaranta giorni, in contraddizione diretta con la clausola 88 della costituzione del 1996.

Ora, di fronte all’annuncio di un’ambiziosa serie di cambiamenti fatto dal primo ministro Abdelmalek Sellal, la domanda è: che peso legale hanno questi cambiamenti, dal momento che possono essere bypassati in qualsiasi momento?

Uno degli emendamenti più vantati consiste nel rendere il tamazight una lingua ufficiale del Paese – una sorta di esercizio di pubbliche relazioni per placare la regione della Cabilia, notoriamente ostile al governo algerino e che ha sempre considerato il riconoscimento del tamazight centrale per la propria lotta identitaria. Eppure si tratta di un esercizio costoso e di difficile applicazione.

Il tamazight è la radice di varie lingue berbere o amazigh, come il latino per il francese o l’italiano. Nessuno lo parla o lo capisce. Andrebbe quindi fatto un grande lavoro di ricerca per capirlo innanzitutto, impararlo e poi insegnarlo. Inoltre, in quanto lingua ufficiale, dovrebbe comparire sui moduli, sui segnali stradali, eccetera.

Un altro cambiamento riguarda il finanziamento dei partiti politici e il processo di richiesta fondi. La distribuzione sarà determinata dalla rappresentanza del partito in parlamento e un organo indipendente supervisionerà le spese, al fine di evitare frodi e manovre di voto. L’opposizione tuttavia parla di un cambiamento cosmetico, privo di sostanza.

Forse però uno degli emendamenti più controversi, su cui all’inizio ci si era soffermati a malapena, interessa i cittadini con doppia nazionalità. La nuova clausola prevede infatti che chi intende raggiungere un’alta carica, può farlo solo se leale allo Stato algerino e a nessun altro.

La diaspora algerina in Europa condanna con forza questo punto, accusando il governo di privare il Paese di risorse competenti. La critica tuttavia sarebbe legittima se questa comunità stesse veramente cercando di prendere parte al processo di costruzione della nazione.

Al contrario ad esempio della comunità marocchina all’estero, pochissimi cittadini algerini con doppia nazionalità investono risorse umane o economiche localmente. Più spesso si comportano al pari degli investitori stranieri, desiderosi di sfruttare al meglio le vaste ricchezze e il potenziale del Paese, senza però essere disposti a prendere parte ai rischi connessi alla fase di costruzione di un progetto.

In conclusione, tra i tanti emendamenti alla costituzione, pochi – se non nessuno – determineranno cambiamenti significativi nella vita di tutti i giorni del popolo algerino. Si tratta piuttosto dell’ennesimo tentativo di dimostrare che il “negozio” algerino è ancora aperto. Cosa vende davvero è una domanda che, per ora, rimane senza risposta.

Hafsa Kara-Mustapha è giornalista e analista politica specializzata in Medio Oriente e Africa. Ha lavorato per il gruppo FT e Reuters. Appare regolarmente come opinionista a RT e Press TV.

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Giusy Regina

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