Palestina Zoom

Per non dimenticare la Palestina

Palestina

Di Khairallah Khairallah. Elaph (21/02/2016). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

Chi ricorda dell’importanza raggiunta dalla causa palestinese, un tempo causa dell’intero popolo arabo? Oggi la Palestina ha bisogno di un nuovo progetto nazionale che tenga conto dei mutamenti che hanno avuto luogo negli ultimi dieci anni, specie dopo il fallimento degli accordi di Oslo nel 1993 e in seguito alla sottomissione mondiale – in particolare quella statunitense – ai dettami di Benjamin Netanyahu, il quale ha messo fine alla possibilità di costituzione di due Stati.

La Palestina è assente dagli eventi internazionali nonostante il suo popolo continui a resistere contro l’occupazione di un territorio che appartiene ai palestinesi, spogliati di ogni diritto. Da non sottovalutare le sfaccettature che la questione ha assunto nel mondo a noi contemporaneo. Lo storico leader palestinese, Yasser Arafat, aveva sbagliato in molte circostanze ma non quando aveva affermato che “il popolo palestinese esiste sulla cartina politica nella regione e non può essere tenuto fuori dalla mappa geografica”.

È necessario riconoscere le sofferenze attuali come anche ricercare una via d’uscita da una simile situazione e superare la realtà stessa. Consideriamo per primo la divisione tra due entità che non potranno ripristinare il tipo di legame precedente, ovvero la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Hamas insiste sull’esistenza di un “emirato islamico” proprio a Gaza che si accontenta di provocare Israele di volta in volta a vantaggio degli interessi delle due parti. Allo stesso tempo, Hamas risulta il primo beneficiario del blocco israeliano, e per questo si adopera affinché tale blocco sopravviva e gli abitanti di Gaza restino nella condizione di semplici ostaggi. Egli stesso avrebbe potuto presentare un progetto basato sulla costituzione di uno stato palestinese indipendente, disposto a vivere in pace e sicurezza con il suo vicino. Al contrario, Hamas si è rifiutato di porsi al servizio del progetto nazionale palestinese, premendo per il controllo di Gaza e della sua gente, alla metà dell’anno 2007.

A questo punto la situazione in Palestina cambia totalmente. I vecchi e tradizionali strumenti palestinesi, utilizzati sin dalla nascita del movimento nazionale palestinese nel 1965, non sono stati in grado di dare risposte alle questioni sollevate in questa fase, né tantomeno di adattarsi – come nel caso dell’OLP – alla nuova realtà e quindi di superarla. In tal senso, si insite su un nuovo progetto nazionale basato sul consenso. È lecito dunque chiedersi sull’utilità o meno del conflitto armato o sulla riuscita di negoziati come mezzo concreto per raggiungere i risultati sperati. L’importante per ora è intendersi sulla soluzione finale a cui mirano gli stessi palestinesi.

In seguito alla divisione tra Cisgiordania e Striscia di Gaza e in seguito al rifiuto da parte di Netanyahu della costituzione di due stati, è fallito il progetto palestinese previsto dal Congresso Nazionale nell’inverno 1988 in Algeria e con esso è sbiadito il ricordo dell’organizzazione di liberazione palestinese che nella realtà si riferisce all’Autorità Nazionale Palestinese guidata da Mahmoud Abbas (Abu Mazen).

Lo scenario palestinese appare piuttosto complicato. Proprio in tale complessità non possiamo ignorare un dato molto importante, ovvero che la causa palestinese è prima di tutto la causa del popolo palestinese. La nuova generazione è figlia di quella precedente, vittima della manipolazione estera agli accordi di Oslo. Ma il passaggio dalla vecchia generazione alla nuova richiede ancora tempo. Nel frattempo, è necessario attendere, il ché non implica di certo una paralisi.

Khairallah Khairallah è un editorialista arabo, redattore estero di Annahar dal 1976 al 1988 e caporedattore di Al-Hayat dal 1988 al 1998. 

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Roberta Papaleo

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