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Lo Yemen si rivolge all’arte per affrontare meglio la guerra

Sana'a Yemen

Di Joshua Levkowitz. Your Middle East (28/01/2016). Traduzione e sintesi di Claudia Negrini.

La guerra in Yemen è una catastrofe dimenticata. Peter Maurer, il presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa, ha dichiarato nel mese di agosto: “Lo Yemen dopo cinque mesi sembra la Siria dopo cinque anni”. Secondo le Nazioni Unite, più di 2.700 persone sono state uccise e più di 5.000 sono i feriti. Scuole, ospedali e strade sono stati distrutti dalla campagna aerea guidata dai sauditi. Gli Houthi e gli altri gruppi di combattenti hanno attaccato i quartieri, reclutato bambini e rapito centinaia di civili in diverse parti del Paese. Un conflitto di questa portata è una novità per lo Yemen, ma i civili hanno trovato il modo di affrontare gli orrori che hanno dovuto sopportare.

Lo Yemen ha una lunga tradizione di risoluzione di controversie tra comunità esterne alla mediazione dello Stato, ed esiste un precedente storico di yemeniti che utilizzano l’espressione creativa per analizzare e ridurre i conflitti, ad esempio, attraverso la poesia, tradizione che dura da più di 15 secoli.

La transizione post-primavera araba in Yemen ha portato a una frattura ancora più profonda tra il controllo statale e la sicurezza. Questa tradizione di iniziative a livello delle comunità sono ora ancora più importanti per il dialogo futuro e risoluzione delle controversie. Organizzazioni yemenite e singoli individui hanno usato l’arte per aiutare i loro vicini e concittadini che vogliono  dimenticare o sfuggire alla difficile realtà. Diverse iniziative artistiche forniscono un meccanismo per affrontare tutto ciò e allo stesso tempo formare un senso di comunità, ponendo così le basi per la riconciliazione dopo la fine delle lotte.

Una di queste organizzazioni della società civile è la Basement Cultural Foundation. I membri della fondazione organizzano eventi sulle arti, sulla cultura e sulla responsabilità della comunità. Il suo fondatore, Saba al-Suleihi, crede che l’organizzazione sia riuscita a resistere, nonostante il conflitto in corso: “Questa guerra folle sta distruggendo tutto, ma non riuscirà a distruggere i nostri sogni. La nostra sede è stata danneggiata dai bombardamenti, ma noi abbiamo semplicemente ripulito tutto e abbiamo continuato le nostre attività. Lo faremo ogni volta che ci sarà un guerra, fino a quando non ce ne saranno più”.

Anche la produzione di film in Yemen si è moltiplicata durante la guerra ed è riuscita ad attirare l’attenzione al di fuori del Paese, creando, allo stesso tempo, un messaggio di pace per il popolo yemenita. La cooperativa #SupportYemen, istituita nel 2011, è a capo di questo movimento. Mette in evidenza questioni come la guerra e la grande resistenza della comunità attraverso dei cortometraggi. Abdurahman Hussain, uno dei registi di #SupportYemen, crede che i film siano ora più che mai necessari per dare la possibilità di iniziare il processo di guarigione: “Anche se è sempre stato più rischioso tenere in mano una macchina fotografica che un’arma, è ancora possibile continuare le riprese”. 

Mentre effettuava delle riprese successive ad un attacco aereo nella città vecchia di Sana’a, la regista di origini scozzesi e yemenite Sara Ishaq ha visto alcuni bambini che giocavano tra le macerie delle loro case distrutte. Raccoglievano vecchi pezzi di mobili o di mattoni e le utilizzavano per ricostruire versioni in miniatura di quegli oggetti. Ishaq ha deciso, allora, di portare i bambini in un ambiente sicuro e di utilizzare l’arte per contribuire a trattare lo stress che avevano subito. La decisione di Ishaq si è concretizzata nel workshop “Fuori dalle macerie”, che ha coinvolto nove bambini. L’obbiettivo principale era quello di dare inizio al loro processo di guarigione psicologica attraverso l’espressione artistica. Inoltre voleva fornire loro qualche giorno di evasione, divertimento e sollievo, soprattutto emotivo, evidenziando come l’arte può aiutare a gestire lo stress post-traumatico dei bambini nelle zone di guerra.

Questi esempi dimostrano come l’arte possa aiutare le persone a riflettere sull’inutilità della guerra. Eppure, l’arte ha anche il potenziale di mobilitare le persone verso l’armamento. Alcuni reclutatori jihadisti stanno tentando di utilizzare la poesia per predicare la dissidenza e la militanza in una maniera più eloquente del solito.

Ciononostante, la poesia orale in Yemen è stata usata per secoli per risolvere le controversie e gestire i conflitti. Questo aspetto della cultura yemenita offre l’opportunità di rafforzare metodi alternativi di risoluzione delle controversie, invece di esacerbare i margini estremisti del Paese. La guerra non è solo un’arena per gli estremisti e guerrafondai, ma uno strumento che stimola gli artisti. Le iniziative artistiche che abbiamo visto dimostrano che la collaborazione congiunta e l’innovazione non sono solo possibili, ma di successo, anche in tempo di guerra. Gli yemeniti continueranno a trovare il modo di resistere e di rifiutare la guerra, nella speranza che presto i cannoni tacciano.

Joshua Levkowitz è un ricercatore presso la Arab Gulf States Institute a Washington DC.

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Claudia Negrini

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