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Scenari di reazione russa: le carte nelle mani di Ankara e Mosca

Di Bassem Dabbagh. Al-Araby al-Jadeed (25/11/2015). Traduzione e sintesi di Carlotta Castoldi.

La Russia non ha mai ricevuto un colpo tanto forte da uno Stato appartenente alla NATO, come quello ricevuto dalla Turchia con l’abbattimento del suo aereo sul confine siriano. Putin ritiene che lo schiaffo turco meriti una reazione, a qualunque costo, altrimenti Mosca perderà il suo prestigio internazionale (dopo aver lavorato per anni al suo recupero) per via di una ventata di estrema destra in numerose regioni, vicine e lontane, tra cui il Medio Oriente.

Tuttavia, questa reazione potrebbe essere assai costosa per Mosca, alla luce dell’appartenenza di Ankara alla NATO, all’alleanza del Golfo e per via delle sue strette relazioni con le brigate di opposizione siriane.

Le relazioni russo-turche non erano così tese dal 1945-1953, periodo in cui i sovietici tentarono di mettere sotto pressione i turchi per modificare i termini della convenzione di Montreux del 1936,  che dava alla Turchia il pieno controllo sullo stretto del Bosforo, unico passaggio per Mosca verso il Mediterraneo. La pressione sovietica venne esercitata tramite la conquista di strisce di terra nell’Anatolia orientale, nei distretti di Kars, Ardahan, Bitlis, Mush e Van, considerate come terre appartenenti alle repubbliche sovietiche Georgia e Armenia, fino a che Mosca non fece marcia indietro sulla sua richiesta, dopo la morte di Stalin, come tentativo di normalizzare le sue relazioni con il Medio Oriente e con l’Occidente.

“La Turchia, in collaborazione con i suoi alleati, istituirà presto una zona umanitaria sicura tra Jarabulus (Siria) e le spiagge del Mediterraneo, per evitare che si ripeta una nuova tragedia umanitaria e per fornire un’opportunità agli emigranti che vogliono vivere nella loro patria. Chi non sostiene gli sforzi della Turchia per costruire la regione di sicurezza, dovrà assumersi la responsabilità dei 380 mila morti innocenti”: questo è quanto dichiarato dal presidente Recep Tayyip Erdogan durante il suo commento riguardo all’incidente.

Anche se all’ultimo ha affermato che il suo paese non vuole un ulteriore inasprimento con la Russia, quella che rimane la carta turca più significativa, con il sostegno della Francia, di alcuni centri di potere nell’amministrazione americana e anche dei paesi del golfo arabo, è la consegna alle brigate dell’opposizione siriana di armi qualitativamente migliori, in particolare i missili anti-aereo che, da soli, garantirebbero l’eliminazione del regime siriano e la trasformazione della Siria in un nuovo Afganistan per la Russia, la quale sta lavorando duramente per mantenere le ultime basi nel Mediterraneo.

Vero è che tutti i comportamenti e le dichiarazioni arrivate da Mosca suggeriscono un tono militare pieno di intimidazione e minaccia, ma certamente lo scontro diretto rimane molto improbabile, e la guerra per procura in Siria e in Iraq sembra tra le opzioni più accreditate per il regolamento dei conti.

Nonostante questo, ci sono anche numerose altre aree di scontro che potrebbero ospitare la guerra russo-turca per procura nel loro territorio: prima tra queste la contestata regione del Nagorno Karabakh, tramite il re-infiammarsi della crisi tra l’Azerbaijan (alleato della Turchia) e l’Armenia (alleata di Mosca). Ma anche la questione dell’energia nel Mediterraneo potrebbe fare da detonatore, attraverso l’istituzione di una nuova alleanza israelo-egiziana-cipriota, oppure i Balcani, ed in particolare la Bosnia Erzegovina, con il conseguente rovesciamento dell’accordo di Dayton, ma questo significherebbe l’ingresso della NATO in forma diretta, perché sarebbe un duro colpo per la Germania e per l’Europa occidentale nel suo insieme.

Bassem Dabbagh è un giornalista siriano.

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Roberta Papaleo

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