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Le spiacevoli conseguenze del termine “terrorismo islamico”

L’opinione di Al-Quds. Al-Quds Al-Arabi (22/11/2015). Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti.

Dopo gli attacchi del 13 novembre a Parigi non è stato certo strano che i mass media occidentali e arabi ricorressero a idee superficiali per spiegare il grave evento e chiedere di vendicarsi immediatamente degli “islamici”. Questo termine, soggetto a interpretazioni arbitrarie, indica per molti attori politici internazionali, regionali e locali coinvolti nelle guerre della regione araba o nelle lotte della destra razzista e della sinistra inconsistente in Occidente, tutti i musulmani e non un gruppo determinato.

Questo vale innanzitutto per il presidente francese Hollande che ha annunciato l’esistenza di una guerra contro la Francia condotta dagli “islamici”. Questo termine, adoperato da grandi potenze per descrivere una manifestazione estremamente complessa, collega un fenomeno politico a una religione, e non è utilizzato in riferimento a uno Stato, un’autorità o una forza politica riconducibile a religioni diverse dall’Islam.

Naturalmente non si possono qualificare le azioni criminali compiute nel quadro del cosiddetto fenomeno del “Price Tag” o da coloni fanatici che danno fuoco a bambini come “terrorismo ebraico” perché si incorrerebbe, oltre che nell’errore metodologico di attribuire un atto criminale di natura politica a una religione, anche in sanzioni derivanti da severe leggi internazionali che perseguono “l’antisemitismo”.  Lo stesso vale per il terrorismo compiuto da cristiani, come nel caso del norvegese Andreas Brevik che si definiva “cristiano conservatore anti Islam” e il 22 luglio 2011 ha ucciso 85 fra bambini e adolescenti ed è stato condannato a 21 anni di prigione.

Descrivendo il terrorismo di un gruppo qualsiasi come “islamico” si addossa la responsabilità a tutti i musulmani che sono oltre un miliardo e mezzo. Ciò in genere li spinge verso scelte estreme: alcuni si scusano per le azioni di questi gruppi, malgrado non ne siano responsabili, divenendo, sotto la spinta di questo atteggiamento, essi stessi compartecipi; altri, sotto il peso dell’attacco mediatico globale, giustificano il crimine come un tipo di strumento psicologico di difesa.

È ridicolo che la sintonia internazionale nel qualificare il fenomeno della violenza terroristica come “islamico” coincida con l’affermazione secondo cui le organizzazioni come Daesh (ISIS), Al-Qaeda e simili siano proprietà esclusiva dell’Islam, sebbene dopo la sua nascita questa religione sia riuscita a espandersi in un’enorme area geografica senza alcuna violenza.

Il termine “terrorismo islamico” sancisce una sorta di partenariato strategico tra la mentalità orientalista, adottata dal “mondo”, che ha portato alla discriminazione razziale e genetica che associa i musulmani e l’Islam al terrorismo e all’estremismo, e quella di organizzazioni come Daesh e Al-Qaeda che anch’esse hanno deciso, nelle loro pratiche, che l’Islam è una religione di odio, violenza e estremismo.

Daesh, in tal senso, è un prodotto globale le cui idee assomigliano a quelle dell’estrema destra occidentale, incarnata ad esempio dal Ku Klux Klan in America, da Pegida in Europa e dai fenomeni di Price Tag in Israele. Queste organizzazioni potrebbero arrivare a replicare ciò che ha fatto Daesh, se gli Stati occidentali fossero esposti a enormi pressioni economiche o politiche. La loro costruzione ideologica, infatti, non è poi così diversa da quella di Daesh, e a loro volta propongono interpretazioni deviate dell’Ebraismo o del Cristianesimo e le utilizzano per giustificare gli atti criminali, il terrorismo e le uccisioni.

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Roberta Papaleo

1 Commento

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  • Coa si può dire del legame con Maometto che è stato il primo terrorista islamico, il prototipo ? Mi pare che la Sira gli attribuisca almeno 100 razzie con stragi e riduzione in schiavitù contro gli infedeli o miscredenti ebrei, cristiani, politeisti, zoroastriani, ecc. di cui circa 23 condotte di persona e 77 ordinate ed eseguite dai suoi discepoli.

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