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Gli Egiziani non capiscono l’America

L'Egitto non capisce l'AmericaDi Mohamed El-Menshawy. Ahram Online (20/07/2013). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Dalla destituzione di Mohamed Morsi e l’istituzione di un nuovo governo provvisorio, molte forze in Egitto fanno fatica a comprendere il ruolo degli Stati Uniti nella politica interna del Paese. La recente visita del sottosegretario di stato americano, Nicholas Burns, al Cairo ha solo rafforzato la percezione degli Stati Uniti come un attore chiave nelle lotte per il potere in Egitto. La storia, tuttavia, racconta una verità diversa. Gli Stati Uniti, sia nel passato che nel presente, hanno perseguito i propri obiettivi strategici in Egitto evitando un ruolo attivo negli affari interni del Paese.

La risposta, apparentemente indecisa, dell’amministrazione Obama circa gli eventi che circondano la destituzione di Morsi conferma la ben consolidata politica americana verso l’Egitto. Per più di tre decenni, gli Stati Uniti hanno affermato di sostenere il popolo egiziano sulla via della libertà e della democrazia e contemporaneamente hanno appoggiato il regime dittatoriale di Hosni Mubarak. Tale contraddizione riassume perfettamente le relazioni di Washington con il Cairo: l’America ha costantemente perseguito il suo obiettivo di stabilità a breve termine in Egitto al fine di tutelare i suoi interessi nella regione.

Obama è stato riluttante a classificare il rovesciamento di Morsi come un colpo di stato militare. Il ragionamento è semplice: se gli Stati Uniti avessero categorizzato l’evento come un colpo di stato militare, allora sarebbero stati costretti a interrompere gli aiuti annuali riservati all’Egitto per un totale di 1,5 miliardi dollari, di cui 1,3 miliardi sono destinati alla spesa militare. Però una ristrutturazione drastica dei rapporti tra i due paesi, soprattutto in un momento in cui l’esercito egiziano sembra essere sempre più importante, potrebbe nuocere agli obiettivi di Washington in Medio Oriente.

Ci si potrebbe naturalmente chiedere quali siano esattamente gli interessi statunitensi nella regione. Bene, gli interessi storici dell’America in Medio Oriente possono essere più semplicemente riassunti in due parole: petrolio e Israele. Sforzi per garantire la sicurezza di Israele hanno avuto effetti di vasta portata sull’equilibrio regionale del potere, sulla guerra al terrorismo e sul fallito processo di pace in Medio Oriente. Invece, la strategia di base di petrolio degli Stati Uniti prevede la tutela delle principali rotte di navigazione marittime e il sostegno di regimi, sia democratici che autoritari, che facilitano l’accesso americano al petrolio.

L’Egitto gioca un ruolo chiave nella strategia degli Stati Uniti in entrambi i casi per via del trattato di pace tra Egitto e Israele e del canale di Suez. Questi interessi costituiscono il punto di partenza della “relazione speciale” tra  Il Cairo e Washington, relazione basata principalmente su un’idea: aiuti in cambio di cooperazione. Gli Stati Uniti forniscono l’aiuto, indipendentemente dalla natura del regime egiziano al potere, e l’aiuto mantiene un partner regionale stabile che sostiene fermamente gli interessi statunitensi.

Ora, però, le forze politiche in Egitto sembrano mettere in discussione i motivi alla base dell’indecisione di Washington. Da un lato, i sostenitori della destituzione di Morsi sospettano gli Stati Uniti sostengano segretamente Morsi e la Fratellanza a causa della loro riluttanza a descrivere gli eventi come una rivoluzione popolare. Dall’altro, gli islamisti accusano l’amministrazione Obama di sostenere il colpo di stato militare. L’America è così diventata un attore chiave nella politica egiziana non a causa della sua reale influenza, quanto a causa della credenza egiziana in un’America influente che interferisce negli affari interni dell’Egitto.

Questa conclusione indica due tendenze sorprendenti. La prima è che agli egiziani manca una comprensione di quali fattori guidano gli interessi degli stati Uniti in Egitto. La seconda è che il popolo egiziano non sta ancora esercitando in modo completo la propria influenza sugli affari interni dell’Egitto poiché crede in un’onnipotente l’America i cui desideri sono più importanti di quelli degli stessi egiziani. Questo è il motivo per cui le forze politiche in Egitto competono per guadagnarsi il sostegno degli Stati Uniti, sebbene allo stesso tempo li criticano pubblicamente.

L’approccio pragmatico di Washington verso i propri interessi nella regione obbliga gli Stati Uniti a mantenere una forte relazione con qualunque regime governi l’Egitto. Questa esigenza spiega perché Mubarak, Morsi, e il Consiglio Supremo delle Forze Armate sono stati tutti trattati fondamentalmente con la stessa politica dagli Stati Uniti. Questa strategia di lunga data quasi certamente continuerà, spetta, quindi, agli egiziani rendersi conto che gli Stati Uniti non dettano l’esito delle battaglie politiche egiziane e affermare la propria influenza sulla politica del Paese.

 

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Ilaria Antoniello

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