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Tunisia: cinque giorni per cinque anni

Di Salma Bouraoui. L’Economiste Maghrébin (18/11/2014). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen.

La campagna elettorale si è fatta dura, i candidati alle presidenziali stanno entrando nel rush finale prima del prossimo 23 novembre, data in cui si svolgeranno le prime elezioni presidenziali libere e dirette in Tunisia, con la presenza di una concorrenza politica così “spietata” da raggiungere il suo parossismo spingendo alcuni candidati, come ad esempio il presidente uscente, ad adottare interventi verbali violenti e incitanti all’odio.

27 candidati per un unico posto e una moltitudine di problemi che attendono il futuro “inquilino” del Palazzo di Cartagine. 27 programmi elettorali che contengono quasi tutte le stesse parole chiave: sicurezza, sviluppo, crescita, diplomazia e libertà. 27 slogan che vanno dal tema religioso come “L’amore del Paese è della fede”, come affermato da Mohamed Frikha, al populismo portato avanti dal motto “I figli del popolo” di Hamma Hammami, o ancora a coloro che scelgono frasi divenute famose grazie al loro autore, come il motto “Fa Bihaythou Tahya Tunes” (Che viva la Tunisia) scelto da Beji Caid Essebsi. 27 manifesti che invadono da un bel po’ di tempo le nostre strade, le metropolitane e anche le nostre caselle di posta.

Il 27 è forse il numero “feticcio” di queste elezioni presidenziali? Decisamente sì. Perché, come l’Istanza Superiore Indipendente per le Elezioni (ISIE) ha messo in chiaro, qualunque sia il numero dei candidati che si ritireranno, i loro nomi verranno mantenuti sulla scheda elettorale, nulla di diverso da ciò!

Ma cerchiamo di essere pratici. Ad oggi, abbiamo 27 candidati da cui sottrarre quattro nomi di personalità che si sono ritirate, il che porta ad un totale di 23 candidati. È stato Abderrahim Zaouari, ex candidato del Movimento Dusturiano, che ha infatti aperto le danze del ritiro dalla gara per il Palazzo di Cartagine, lo scorso 30 ottobre, e questo a seguito dei “risultati delle elezioni parlamentari”. Pochi giorni dopo, poi, il Movimento ha annunciato il suo sostegno alla candidatura di Beji Caid Essebsi, candidato del partito Nidaa Tounes.

Zaouari è stato poi seguito da Mohamed Hamdi, candidato di Alleanza Democratica, che ha annunciato il suo ritiro dalle elezioni presidenziali, e questo meno di una settimana dopo, il 5 novembre 2014, e per le stesse ragioni: i risultati delle elezioni legislative. Solo che, a differenza del Movimento Dusturiano, il partito di Alleanza Democratica non è poi riuscito a riunirsi intorno ad un unico candidato per sostenerlo. Inoltre, il partito ha anche assistito alle dimissioni di uno dei suoi leader principali, vale a dire Mahmoud Baroudi, che denunciava, tra l’altro, il monopolio di decisioni da parte del ex candidato presidenziale del partito.

Lunedì 17 novembre altri due candidati, indipendenti questa volta, ci hanno sorpreso con il loro annuncio di dimissioni, Noureddine Hached, figlio del martire Farhat Hached, e Mustapha Kamel Nabli, ex governatore della Banca Centrale Tunisina. Per Nabli, questo ritiro rappresenta un momento di pausa e di denuncia contro il clima di violenza che pervade la campagna elettorale. Nabli è apparso con fare greve e ha solennemente dichiarato che “oggi, il voto non è per il migliore tra i candidati, il voto di oggi deve essere fatto contro la violenza, il terrorismo e il ritorno di Moncef Marzouki al potere”.

In cinque giorni, la Tunisia dovrà superare un esame molto difficile e cruciale, i tunisini decideranno il destino dei prossimi cinque anni nel loro Paese. Cinque giorni per cinque anni.

Salma Bouraoui è una giornalista tunisina.

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Roberta Papaleo

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