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Ṭ-F-L & J-W-‘, i bimbi di Yarmouk e la fame che non parlava

i bambini di Yarmouk protestano per il cibo che non arriva (fonte: 'Adasa al-Mukhayyam)
i bambini di Yarmouk protestano per il cibo che non arriva (fonte: ‘Adasa al-Mukhayyam)

E pensare che alla radice j-w-‘, dell’aver fame, fa seguito j-w-f, il farsi cavo, con jawf che è la cavità interna, il ventre. Come se questa radice fosse troppo devastante per non travolgere anche ciò che viene dopo. E pensare che la radice che indica il bambino, aṭ-ṭiflu, gli ha dato forma insieme a una materia plasmabile e mutevole come l’argilla, aṭ-ṭaflu. Ci sono radici arabe che non dovrebbero mai incontrarsi, quella della fame con quella dei bambini, ad esempio. Ma un tale incontro sta avvenendo. In Siria, nel campo di Yarmouk.

Da quali racconti:

Ogni giorno per la gente del campo è più difficile e duro del giorno che l’ha preceduto. Oggi non ha fatto eccezione. La mattina sono uscito di casa allarmato dalla voce in singhiozzi di tre bambini che andavano a scuola. Gli ho chiesto perché piangessero, uno di loro mi ha risposto: “Non mangiamo da due giorni e non abbiamo neanche le forze per andare a scuola”. Mentre parlavo coi bambini, una donna che portava con sé un altro piccolo è venuta verso di me e mi ha detto: “Io e i miei figli non mangiamo un boccone da tre giorni”. (testimonianza di Mohammad Abu al-Majd raccolta da Mukhayyam al-Yarmouk Online (10/12/2013))

Per quali strade:

“Questo è Yarmouk!

Dov’è la luce della sua luna

Cancellerà il buio dell’assedio

Dove sono i sorrisi dei bambini

Farà svanire le pene del mio declino

Dov’è il sangue dei martiri

Infonderà di nuovo in me il respiro della vita

E con le benedizioni delle vecchie madri

Io creerò le melodie del mio trionfo

Questo è Yarmouk!

Il mio canto… Il mio desiderio… Il mio grido

Questo è Yarmouk!

Questo è Yarmouk!”

(Iyad Hayatleh – Huna al-Yarmouk)

 

Con quali voci:

la fame che non parlava (al-jū’u lam yatakallam)

il bimbo con la pancia vuota (aṭ-ṭiflu dhu al-am’a’ al-khāwi)

suo fratello, il bimbo con la pancia ancora più vuota (akhūhu, aṭ-ṭiflu am’aihu khāwian akthar)

 

la fame (al-jū’u): … … … … … …. ….

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Falla smettere.

suo fratello (akhūhu): Non ci riesco.

la fame (al-jū’u): … … … … … …. …. … …. …. … …

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Mi guarda. Mandala via.

suo fratello (akhūhu): Non ci badare, andiamo a scuola.

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Perché l’hanno mandata qui da noi?

suo fratello (akhūhu): Perché noi non c’entriamo nulla, questa è la ragione.

la fame (al-jū’u): … … … … … … … … … … … …

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Non dice una parola.

suo fratello (akhūhu): Ha paura di fare i nomi, non li farà mai. Sapevano che non avrebbe parlato. Ecco perché l’hanno scelta.

la fame (al-jū’u): … … … … … …. ….

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Torniamo a casa, non ce la faccio più.

suo fratello (akhūhu): La strada per arrivare a scuola è più breve di quella per tornare a casa.

la fame (al-jū’u): … … … … …

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Cacciala via. Trova un modo.

suo fratello (akhūhu): Se continuiamo a parlare prima o poi le verrà sonno, si farà quieta.

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Ho freddo. Se potessi correrei per scaldarmi.

suo fratello (akhūhu): Ora arriviamo, tienimi la mano.

la fame (al-jū’u): … … … … … … … … … …. ….

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Le darei un calcio – così!

suo fratello (akhūhu): Non sprecare neanche un dito del tuo piede, usali per arrivare a scuola, ci conviene di più.

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Se lei resta qui, se lei non se ne va, che ci succede?

suo fratello (akhūhu): Niente se continuiamo a parlare.

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Nel tema che ci assegneranno oggi, voglio scrivere Le Leggi dei Bambini di Yarmouk. Anzitutto inizierò dicendo che…

suo fratello (akhūhu): Che tutti devono rispettarle.

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Che tutti devono rispettarle, proprio così. Le dividerò in quattro punti.

Punto 1: Lei se ne deve andare, stanotte, prima che ci addormentiamo.

Punto 2: Noi non avremo più freddo, per legge: per qualunque bambino trovato ad avere freddo, sarà chiesto conto ai responsabili.

Punto 3: Nessuno deve più distruggere il mio letto, i miei giocattoli, i vestiti di mamma, il tavolo dei compiti. Mai più.

suo fratello (akhūhu): Cos’è stato?

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Punto 4: … Dove?

suo fratello (akhūhu): Si sente ancora, tu riesci a sentire?

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Che cos’è? Questo suono mi ricorda qualcosa.

suo fratello (akhūhu): Adesso, mentre parlavamo, si è addormentata. Con le nostre parole.

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Ecco la scuola!

suo fratello (akhūhu): Prima di entrare mi dici il Punto 4?

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Allora, Punto 4: Qualcuno scriverà di noi. Ci immaginerà. Per legge, noi, dovremo esistere anche all’infuori di Yarmouk. Ne dovranno scrivere, anche da molto lontano.

suo fratello (akhāhu): Mi piace. Io ci metterei anche il segno di un bel timbro, con la forma di un piccolo piede.

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Che non si è fermato.

suo fratello (akhūhu): Proprio così. Che è arrivato fino a scuola.

il bimbo (aṭ-ṭiflu): Allora siamo proprio noi. Qui.

suo fratello (akhūhu): Certo. Questa è Yarmouk.

“Dai figli dell’indomita Yarmouk a tutta l’umanità: Non ci siamo inginocchiati e non ci inginocchieremo se non al cospetto di Dio”. La lotta degli intestini vuoti. (scritto in arabo in un’immagine comparsa su ‘Adasa al-Mukhayyam (05/12/2013))

Claudia Avolio


Claudia Avolio

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