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Ḍ-R-B, colpire: tra suono e protesta

ḍaraba. Davvero un verbo pieno di vita. “Colpire, palpitare”: sono due tra i significati che ha in serbo per noi. Alla sua radice si deve la parola araba per “sciopero”: iḍrāb. La amo molto, perché mentre in italiano “scioperare” porta il senso di smettere di fare qualcosa per protesta, in arabo al-iḍrāb mi dà subito l’idea di un cuore che pulsando all’unisono con gli altri può ottenere quello per cui si batte. Ė stato bello scoprire che la radice si riferisce anche al campo musicale: è usata per “suonare”, “fare musica”.

ḍaraba assume invece un senso negativo quando è usato per chi alza le mani su qualcun altro: significa infatti “picchiare”. Ali Ferzat, il vignettista siriano malmenato dal regime per aver osato ritrarre il presidente Assad, usa proprio questo verbo per descrivere le percosse subìte. Lo rinchiusero nella sua macchina e presero a picchiarlo – un uomo per ciascuna mano – fino a spezzargli le dita.

Ma il suono di quei colpi deve essersi trasformato in un canto di lode, perché il fatto che l’abbiano messo a tacere in quel modo significa che i suoi disegni hanno davvero un potere. “Ora se disegno a lungo le mani mi fanno male, soprattutto i nervi, me li sento come se ci passasse attraverso l’elettricità”: ogni volta che pensate a ḍaraba, ricordate le sue mani. E a quando Ali, raccontando di quelle botte, riusciva poi a sorridere dicendo: “Spero che i miei disegni ora saranno ancora più forti di prima – UN MILIONE DI VOLTE PIÙ FORTI.” Almeno una per ogni schiaffo ricevuto.

Claudia Avolio


Claudia Avolio

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